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Il mio professore di disegno di figura all’accademia di Palermo, l’artista adorato Alessandro Bazan, diceva sempre che quando lo appellavano come creativo si sentiva non molto appagato, sarà per quella assonanza con la parola cretino… diciamo che creativo non era la definizione preferita di Alessandro Bazan e non è nemmeno la mia.

Ho avuto la fortuna di insegnare all’accademia e fare altri incontri per la formazione di giovani stilisti e ho sempre provato a spiegare loro che il mito romantico del creativo geniale che è chiuso nel suo mondo e viene scoperto da un mecenate poteva, e poco ci credo anche in quei tempi, funzionare nel 1500.
I più grandi artisti dell’arte moderna sono stati per prima cosa dei comunicatori e lo stesso vale a dire per gli stilisti. Chi ha cambiato la storia del costume è rimasto nella memoria dello stile per secoli e non ha comunicato solo con il proprio lavoro, ma mettendo il proprio volto davanti a scelte e posizioni a volte un filo avanti,a volte contestate per essere poi adorate.

Senza avere il piglio comunicativo, l’esigenza di esprimersi, rimaniamo artigiani dello stile che seguono una scia, ma il nostro lavoro è fare sognare chi sceglie i nostri progetti, emozionare attraverso un acquisto che non si ferma mai solo ad un oggetto. Per questo prendendo carico di voler fare del nostro mestiere lo stile diventiamo ricercatori di sogni da indossare quotidianamente, ed è di fatto un incarico dal quale lo stilista, se si ritiene tale e se di questo vuole fare il suo mestiere, non può esimersi.
Non è detto che il mio intento riesca, non ho la presunzione di passare alla storia, ma ho il dovere di creare borse che facciano sognare i miei clienti proponendo soluzioni, tagli, dinamiche nuove, scegliendo di rimanere fedele ai cardini dello stile che ho scelto, cercando soluzioni e modi diversi di creare una borsa che sia speciale per chi la indossa.

E malgrado chi acquista la camelia bianca di Coco Chanel spesso pensi di farlo perché è bella e sta bene sulla giacca bouclé, in verità acquista un simbolo, un pezzo di storia che ha trasformato il concetto di bijoux, un elemento che Cocò prese dall’abito maschile che gli uomini di una certa epoca usavano come decoro sulla giacca, un simbolo che identifica la maison Chanel pieno di significati sottintesi, spesso ignoti da chi la acquista.

Quindi non chiamateci creativi…magari sarebbe più adatto riflessivi.

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Non chiamatemi creativo